Chiaroveggenza

La visione del mondo fisico ci è permessa dall’occhio e dal cervello, che lavorano insieme per convertire la luce in immagini. La luce entra nell’occhio, focalizza sulla retina, dove i fotorecettori la trasformano in impulsi elettrici che viaggiano lungo il nervo ottico fino al cervello. Lì, la corteccia occipitale elabora questi impulsi, permettendoci di percepire colori, forme, movimenti e distanze.
La visione può essere ingannata dalle illusioni ottiche, che sono distorsioni della realtà create dal cervello attraverso la manipolazione di colori, luci, movimenti e prospettive, facendoci percepire qualcosa che non è reale o in modo distorto. Questo avviene perché il cervello, nel suo tentativo di interpretare le complesse informazioni visive, fa affidamento su proprie assunzioni e esperienze, che possono portare a interpretazioni errate della realtà.
C’è sempre comunque un limite fisico nell’essere umano, nella sua percezione del mondo, essendo queste confinate tra frequenze che vanno da circa 400 THz (terahertz), corrispondenti al rosso, fino a circa 750 THz, corrispondenti al violetto. Il limite fisico della realtà genera inoltre percezioni ottiche che trascendono la linearità del tempo. Basti pensare alla visione notturna della luce di stelle, alcune delle quali, di fatto, nemmeno esistono più.

Allo stesso modo dovrebbe avvenire il fenomeno della chiaroveggenza, su frequenze che vanno ben oltre il limite suddetto dei nostri occhi. Oppure come paludi residui di esistenza alla deriva. Il passato può presentarsi come un eco ancora persistente tutto intorno a noi, trattenuto da forze invisbili. Forse dal magnetismo del nostro pianeta.
Ma per vederli non bastano gli occhi, bensì una connessione diretta con il nostro cervello. Serve uno stato alterato di coscienza.

Normal Brain Waves EEG

Presupponiamo che la frequenza di questi residui sia prossima a 0 Hertz, perchè privata della sua forza originaria, indebolita nel tempo. Le onde cerebrali affini ad ottenere una risonanza sarebbero le Onde Delta (0.5 – 3 Hertz) o Onde Tetha (4 – 8 Hertz). Tali onde si ottengono durante il sonno. La chiaroveggenza è un fenomeno che pare si verifichi, appunto, in questo stadio di coscienza, oppure – ma è molto più difficile – con un rilassamento ed astrazione tale da ottenere almeno le frequenze del Tetha.
Senza il tramite di organi fisici, l’esperienza sarebbe diretta; come acqua che si mischia ad altra acqua, assumendone sembianze e sostanza. Un ricordo tra i ricordi, o qualcosa che vada a confondersi nelle nostre fantasie oniriche.

Ora ci sarebbe da chiedersi cosa permette, invece, di vedere il mondo ancora non realizzato, ovvero il futuro. Cosa definisce Il tempo?
Albert Einstein ha introdotto il concetto di spazio-tempo, in cui il tempo è relativo e si intreccia con lo spazio e i campi gravitazionali. Se quindi è lo spazio a dare forma al tempo, allontandoci da esso anche il tempo dovrebbe annullarsi. Ed è quello che potrebbe avvenire mentre si dorme. Quindi, non solo sarebbe possibile captare il substrato del mondo come strascico del passato, ma anche di quello futuro.
Ma ricordiamo che il cervello dev’esere in grado di interpretare queste informazioni, che provengano dal passato o dal futuro. Non sempre quindi è in grado di registrare l’esperienza per come gli si presenta. Se il cervello non è in grado di catalogarlo, allora trova il modo di farlo, utilizzando le forme allegoriche: concetti affini all’esperienza percepita. Si ha una forma di preveggenza più complessa quando accade questo, perchè, per quanto la forma allegorica faccia parte del nostro vissuto, potrebbe avere più di un significato. Certo che l’emozioni correlata può aiutare, ma la chiave di lettura corretta potrebbe comunque presentarsi solo in seguito, durante il verificarsi dell’evento.

Tu cosa ne pensi? Rammenti esperienze di questo genere?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *